Diario di bordo

ndn 2018/19

REPORT PRIMA RESIDENZA PRESSO zo, RETABLO, CATANIA

FRANCESCO NICCOLINI (TUTOR)
La prima fase del laboratorio ha visto coinvolti a Catania, nello splendido spazio di Zo Culture, solo quattro dei cinque finalisti, causa malattia di Michele Ruol.

Questo ha permesso di concentrarci su Gaetano Bruno, Nicolò Polesello, Massimo Donati e Marco Morana.
Tre opere di teatro drammatico e un monologo che però non è una narrazione ma un autentico monologo. sorprendentemente, mi sono trovato di fronte a molte storie di madri e figli e/o storie d’amore, declinate in modi diversissimi tra loro.
Ci siamo fatti “compagnia teatrale” e a tavolino abbiamo letto i testi dividendoci i personaggi. Dalle letture ne sono scaturite lunghe e fertili discussioni (con prosecuzioni serali extra laboratorio) che hanno spinto tutti gli autori a ripensare parti ampie delle loro drammaturgie.
La richiesta era applicare criteri di sincerità e generosità e credo che nessuno si sia risparmiato né sia rimasto deluso dell’apporto reciproco, sempre con grande allegria e profondo rispetto. Con un occhio al teatro e uno al cinema (forse sono stati citati più film che opere teatrali di riferimento), e con l’orecchio intento a smontare le cadute letterarie in nome di una oralità sempre più forte e credibile, sono stati sviluppati nuovi finali, trame alternative e letture possibili, sono stati tagliati rami interi e personaggi, che – spero – verranno rimpiazzati in tempo per la seconda tappa, ad Avigliana.
Catania e Zo Culture si sono dimostrate molto ospitali, ideali per ospitare una parte del percorso.
Con Michele Ruol ho cercato di recuperare, parzialmente, con lunga e reciprocamente appassionata conferenza su Skype. Ne riparleremo meglio dopo la tappa piemontese.

GLI AUTORI:

MARCO MORANA
La residenza di Catania ha confermato la mia impressione iniziale, e cioè che il progetto NDN è fondamentale per la crescita di una nuova generazione di drammaturghi italiani. Guidati da Francesco, noi autori abbiamo parlato appassionatamente dei testi, mettendo in discussione le nostre scelte con grande spirito critico. Un altro aspetto importante è stato quello della connessione con il territorio. Turi ci ha aiutati a conoscere la storia teatrale di questa città che non conoscevo. La scelta di lavorare presso il Centro Culture Contemporanee ZO, luogo emblematico di una realtà interessante come quella catanese, è stata giustissima.

MICHELE RUOL
Anche se mi sono ammalato proprio nei giorni della prima residenza, il direttivo e Francesco Niccolini sono stati molto disponibili nel venirmi incontro. Siamo così riusciti a lavorare sul testo a distanza: il lavoro per me è stato utilissimo, Francesco è stato spietato nell’evidenziare tutti i limiti del testo nella sua prima stesura. Ora mi preparo per la seconda residenza con la consapevolezza di avere un testo da mettere completamente in discussione, tanto lavoro da recuperare, e ancora più entusiasmo.

MASSIMO DONATI
L’accoglienza a Catania è stata ottima. Lo spazio messo a nostra disposizione a mio avviso ha consentito di lavorare continuativamente e profondamente ai testi. Sembra un dettaglio ma, lavorare in uno spazio silenzioso e accanto avere un bar-ristorante nella stessa struttura, a nostra disposizione per i pasti, per esempio, ha sicuramente consentito di lavorare sempre, senza perdite di tempo. Anche la disponibilità di Salvatore Zinna e dei suoi collaboratori ha certo aiutato, fino alle piccole cose, dalle stampe cartacee ai biglietti aerei, che però consentono di non avere questioni pratiche da sbrogliare. Oltre alla simpatia e cordialità, e il tempo dedicato a chiacchierare con noi, nei momenti conviviali.
Il lavoro con Niccolini è stato serio e puntuale su ogni testo, in un doppio ruolo: quello di insegnante che ti passa sensibilità al testo e attenzioni ampie, per il futuro, sia di script doctor, che ti mostra le criticità di quello che hai in mano, spingendoti a mettere meglio a fuoco, nell’ottica di arrivare, anche cambiando tanto, a un testo migliore. E poi mi sembra importantissimo il clima sereno del gruppo di “corsisti”, umanamente molto gratificante, nel quale tutti hanno messo del loro per migliorare il testo altrui, e poi a turno ascoltando gli altri, sul proprio testo.

GAETANO BRUNO
Abbiamo lavorato al centro ZO di Catania. Conoscevo già l’accoglienza della città e delle persone che lavorano a Zo, tutte squisite e disponibili. Salvatore Zinna, responsabile della compagnia Retablo di Catania e partner del progetto NdN, è stato molto presente nell’ accoglierci e mettersi a disposizione per ogni nostra esigenza. Il gruppo di lavoro è stato diretto dal drammaturgo Francesco Niccolini, attento nell’individuare in ogni testo pregi e limiti su cui continuare a ragionare. Noi tutti abbiamo letto i rispettivi scritti e in un clima di totale libertà abbiamo esternato le nostre osservazioni.

C’è stato il tempo per tutto, lavorare, studiare, ridere, divertirci.

NICCOLO’ POLESELLO
Mi impadronisco di queste poche righe per condividere due pensieri su questa esperienza.
Il primo lo dedico ai miei compagni di viaggio: Massimo, Marco, Michele, Gaetano e Francesco che
con le loro parole e le loro storie sono stati in grado di farmi ricordare il motivo per il quale non
potrò mai smettere di amare il teatro in ogni sua forma.
Il secondo va a tutte queste realtà che ci hanno ospitato sino ad ora: Residenza Idra, RETablo a
Catania e la “Piccola Compagnia della Magnolia” qui ad Avigliana.
Appaiono ai miei occhi come degli strani eroi, solo qualche volta in costume, che lottano

costantemente perché quest’arte, troppo spesso bistrattata e svilita, conservi la dignità
indispensabile per rifiorire di continuo.
Vedere il proprio testo crescere e mutare in un contributo collettivo, grazie a un confronto
costante e sincero è un’esperienza meravigliosa e a spesso commovente.
Questo incontro, come molte belle storie, accade in un momento particolare della mia vita.
E’ quello in cui è maturata in me la decisione, amara ma consapevole, di mettere da parte questo
mondo per concentrarmi su altre strade che con le luci del palcoscenico, la sua magia e i suoi
scricchiolii hanno ben poco a che vedere.
Tutto mi appare quindi come un regalo di arrivederci.
Come un’amante con cui hai litigato che ti sorprende alle spalle in un abbraccio, ricordandoti che
niente sarà mai dimenticato.
E sono queste le ragioni che mi fanno attendere con un sorriso celato la prossima tappa del
viaggio.

REPORT SECONDA RESIDENZA PRESSO IL PICCOLO TEATRO DELLA MAGNOLIA AD AVIGLIANA (TO)

FRANCESCO NICCOLINI (TUTOR)
Da Catania ad Avigliana e a Torino. Il clima (non meteorologico) resta lo stesso: sale a bordo Michele Ruol che aveva saltato la prima tappa per malattia e si inserisce senza nessun problema nella squadra, dove – per fortuna – non si respira nessuna competizione reciproca: tutti al lavoro per migliorare il lavoro di ognuno.
Il metodo resta invariato: si parte leggendo i testi a tavolino come una vera compagnia teatrale. L’autore dà le parti e tutti si mettono a disposizione. Cerchiamo punti critici, contraddizioni, problemi scenici (che guaio le transizioni e i doppi ruoli…) e cerchiamo soluzioni. Tutti insieme, come se tutti fossero autori dei cinque testi e questa mi sembra già una vittoria e una grande prova di maturità e generosità.
Ogni lavoro mostra evidenti segni di messa a fuoco (da Catania molti “rami secchi” sono saltati), ma altrettanto evidente è la necessità di continuare il lavoro di correzione e crescita. Si moltiplicano le ipotesi di nuove soluzioni drammaturgiche, e pure le sorprese.
Le discussioni vanno avanti fino a sera, comprese molte indicazioni bibliografiche sul teatro contemporaneo, letteratura, saggistica e cinema. Troviamo il tempo anche per due vivaci discussioni: la prima sulla relazione tra drammaturgo e regista, l’altra sull’io narrante e sui monologhi.
Il tempo vola. Ci salutiamo già pronti per Mondaino dove – si spera – che vivere e lavorare nello stesso luogo e, per di più, nel bosco, permetta a ogni autore la messa a punto finale.

GLI AUTORI:

MARCO MORANA
In questa seconda tappa, noi autori abbiamo messo alla prova le nuove stesure dei testi. Ospiti della Piccola Compagnia della Magnolia,   questa volta siamo andati ancora più a fondo, cercando di trovare dei riferimenti e delle possibilità concrete di sviluppo. Il confronto e lo scambio con Francesco e gli altri membri del gruppo è stato continuo e generoso.

MICHELE RUOL
Avigliana è un piccolo gioiello, arroccato tra laghi e montagne, e l’ospitalità della Piccola Compagnia della Magnolia è stata fantastica.

Il lavoro con Francesco e gli altri è stato molto stimolante: sono stati giorni di costante confronto alla pari. È stato bello vedere come questo scambio sincero e appassionato spesso proseguisse oltre le ore di laboratorio e si infilasse tra cene, camminate e viaggi in treno.

Porto a casa nuovi stimoli, nuove sfide e soprattutto nuovi punti di partenza.

NICCOLO’ POLESELLO
Mi impadronisco di queste poche righe per condividere due pensieri su questa esperienza. Il primo lo dedico ai miei compagni di viaggio: Massimo, Marco, Michele, Gaetano e Francesco che con le loro parole e le loro storie sono stati in grado di farmi ricordare il motivo per il quale non potrò mai smettere di amare il teatro in ogni sua forma.

Il secondo va a tutte queste realtà che ci hanno ospitato sino ad ora: Residenza Idra, RETablo a Catania e la “Piccola Compagnia della Magnolia” qui ad Avigliana.
Appaiono ai miei occhi come degli strani eroi, solo qualche volta in costume, che lottano costantemente perché quest’arte, troppo spesso bistrattata e svilita, conservi la dignità indispensabile per rifiorire di continuo. Vedere il proprio testo crescere e mutare in un contributo collettivo, grazie a un confronto
costante e sincero è un’esperienza meravigliosa e a spesso commovente. Questo incontro, come molte belle storie, accade in un momento particolare della mia vita. E’ quello in cui è maturata in me la decisione, amara ma consapevole, di mettere da parte questo mondo per concentrarmi su altre strade che con le luci del palcoscenico, la sua magia e i suoi scricchiolii hanno ben poco a che vedere.
Tutto mi appare quindi come un regalo di arrivederci. Come un’amante con cui hai litigato che ti sorprende alle spalle in un abbraccio, ricordandoti che niente sarà mai dimenticato.
E sono queste le ragioni che mi fanno attendere con un sorriso celato la prossima tappa del viaggio.

GAETANO BRUNO
In questa tappa di Avigliana, organizzata dalla piccola compagnia della magnolia, abbiamo approfondito il nostro lavoro continuando a mettere in discussione i nostri scritti con profonda sincerità. evviva!

MASSIMO DONATI
Il mio bilancio della residenza tenutasi a Avigliana, presso le strutture e con la collaborazione de La Piccola Compagnia della Magnolia, è sicuramente positivo. Lo spazio a nostra disposizione ci ha offerto tutto il necessario per svolgere al meglio i lavori previsti. Con Niccolini è proseguita la rielaborazione dei testi, anche grazie ai consigli e alle osservazioni dei colleghi in residenza, mirando a far emergere le criticità in un clima sereno e costruttivo, dove si è sicuramente consolidato un affiatamento. Inoltre l’incontro e la conoscenza dei membri della compagnia della Magnolia, la loro presenza affettuosa nelle ore di lavoro e nei momenti più conviviali, ha aggiunto all’esperienza aviglianese un uno spessore imprevisti. Un grazie anche alle persone che ci hanno ospitato nei loro appartamenti.

REPORT TERZA RESIDENZA PRESSO L’ARBORETO

FRANCESCO NICCOLINI
I cinque giorni all’Arboreto hanno concluso il percorso a tappe del bando di NdN.
I cinque finalisti, dopo Catania e Torino/Avigliana, si sono messi al lavoro a Mondaino a velocità e intensità raddoppiata: a differenza delle prime due tappe, siamo riusciti a fare un doppio giro di scrittura/lettura dei testi. Grazie alla determinazione di tutti e alla grande concentrazione che si può vivere all’Arboreto: nessuna perdita di tempo per trasferimenti, nessuna distrazione. Solo bosco, teatro e foresteria. I testi escono dalla terza residenza molto rafforzati, quasi tutti pronti per gli ultimissimi ritocchi e la confezione finale. Mi rende felice la consapevolezza della maturazione di questi lavori e che le visioni più belle sono maturate nel verde di questo teatro senza pari.
Mi rende felice la coesione dei cinque finalisti, il loro divertimento, lo scambio, la lucidità e la determinazione. Ora gli ultimi quindici giorni prima della consegna e appuntamento a Milano il 26 giugno.
Due note rispetto all’idea di residenza all’Arboreto.
Un posto fantastico dove abbiamo potuto lavorare con la massima concentrazione e dove, finalmente, ho  potutto sbizzarirrimi in cucina. Mi piace cucinare. Avrei voluto fare anche il pane, ma il tempo mancava. Peccato.
Infine una parola per i padroni di casa: Fabio, Margherita, Gloria, Patrizia. Preziosissimi, gentili, sorridenti. A Fabio Biondi mi lega un’amicizia e una stima ventennale. E’ bello ritrovarsi a parlar di teatro e di bosco senza essersene mai stancati, più innamorati – sia del teatro che del bosco – che mai.

GAETANO BRUNO
E’ stato un grande privilegio poter concludere l’ultima tappa di ndn all’arboreto di Mondaino. Sono stati giorni importanti per andare  ancora più fondo nei rispettivi testi, trovando anche il tempo di scrivere sulla base di una prima lettura fatta nei primi 3 dei 5 gg totali che abbiamo avuto a disposizione.
Immersi in questa natura stupenda abbiamo lavorato, scoperto le doti culinarie di Francesco Niccolini e passeggiato lungo i sentieri del bosco di fronte casa. Fabio biondi e la sua crew ci hanno fatto sentire a casa.  Grazie mille.

MARCO MORANA
La residenza all’Arboreto è stata l’ultima del progetto, e forse quella più intensa. Il fatto di non doverci spostare per raggiungere il luogo di lavoro, di essere completamente isolati da possibili distrazioni ci ha permesso di lavorare di più. Non conoscevo il Teatro Dimora, mi sembra un posto prezioso, che fortunatamente riesce a sopravvivere nel tempo, dando la possibilità agli artisti di rifugiarsi ogni tanto per fare i conti con il proprio lavoro.

MICHELE RUOL
L’arboreto è un teatro in mezzo al bosco, e non può che essere un posto incredibile. Questa è stata l’ultima residenza, quella in cui i testi devono andare a posto, e ci si deve salutare. È stato bello avere del tempo in più, per poter riflettere, mettere in discussione, provare a riscrivere, gustare i piatti del Niccolini. Tra una decina di giorni dovrò consegnare il testo nella sua versione definitiva, ma sono sicuro che se ci fosse una nuova residenza cambierebbe ancora. È faticoso, ma è il bello di questo lavoro.

MASSIMO DONATI
L’ultima residenza all’Arboreto di Mondaino è stata davvero una bella esperienza. In primis umana. La possibilità di vivere, nella terza tappa del percorso, nello stesso edificio, in mezzo al verde e alle colline, con il teatro a pochi passi, ha sicuramente aiutato il gruppo a consolidare amicizie e scambi, ad avere un maggior numero di momenti di gruppo informali, dove abbiamo sviluppato idee sui testi, ma non solo. Oltre a numerose ore al tavolo, a discutere i lavori. Personalmente, dal punto di vista della rielaborazione del mio progetto, mi porto a casa molte sollecitazioni e analisi davvero utili, anche grazie al clima informale e collaborativo instaurato fin dalla prima residenza da Francesco.

 

NICOLO’ POLESELLO
Mondaino è bella ma non ci vivrei!” – Disse il Veneziano.

Tuttavia, egli lo diceva soltanto perché i Veneziani hanno ben poca confidenza con i cinghiali e, uscire la sera per fumare una sigaretta, significava affrontare tutti gli inquietanti fruscii provenienti dal buio sottobosco che circonda il meraviglioso complesso dell’Arboreto.
Una casa accogliente e un teatro di grande bellezza immersi nella verde quiete primaverile, accompagnati da siepi di rosmarino e da un piccolo stagno zeppo di rane chiassose, ricreano il luogo ideale per entrare in contatto con il lavoro artistico – nonostante l’assenza imperdonabile di Gondole e turisti.
Sebbene in questa sessione il mio testo si sia scontrato con l’inarrestabile necessità di passare dal “tavolino” al palcoscenico, tappa che reputo fondamentale per l’evoluzione delle mie storie e per indagare dinamiche che mai sarò in grado di decidere soltanto con la testa, non posso che elogiare ancora una volta la bellezza del progetto e del rapporto che si è creato con i miei colleghi.
E’ stato davvero un privilegio far parte di questo gruppo e non ho altro da aggiungere se non: grazie.

NDN 2016/17

Report prima residenza presso il Teatro di Avigliana

MASSIMO SGORBANI
Nel primo incontro con i cinque drammaturghi, abbiamo affrontato in via preliminare e generale alcune questioni. Tenendo conto che tre dei cinque testi trattavano – sia pure in modi diversi – temi di attualità, ci siamo chiesti in cosa consista la specificità del linguaggio drammaturgico ritenendo che non possa esaurirsi nell’esposizione di fatti di cronaca “tradotti” in forme dialogate o monologanti. In altre parole ci siamo chiesti in cosa consista la differenza tra resoconto e racconto, e come proprio nelle forme del “racconto” la scrittura per il teatro assolva un compito specifico che va al di là della semplice informazione. Personalmente ho osservato che nel passato alcune forme di drammaturgia hanno realizzato la loro “contemporaneità” senza portare necessariamente in scena argomenti di attualità, ed elaborando, piuttosto, innovazioni sul piano del linguaggio. Nella successiva analisi dei singoli testi, ho ritenuto utile che ne fosse data lettura ad alta voce e che ciascuno dei partecipanti riferisse le proprie impressioni su quel che i loro colleghi avevano scritto. A seconda dei casi, abbiamo osservato dove alcuni testi potessero emanciparsi da una forma troppo letteraria e trovarne una più specificamente drammaturgica. O, viceversa, dove altri testi, nati da una “scrittura di scena”, potessero puntualizzare – senza diventare didascalici – i fatti che lo avevano ispirato. Per altri testi ancora, che presentavano una forma più compiuta, abbiamo considerato come alcune scelte stilistiche, forti e convincenti, potessero svilupparsi con ulteriore efficacia o, addirittura, a generare un “testo parallelo” che portasse alla luce gli aspetti dei personaggi volutamente messi in ombra dal corto circuito della comunicazione scelto dall’autore. Per finire ho indicato ai partecipanti alcuni riferimenti bibliografici che mi sembravano utili per l’elaborazione dei testi. Tra questi, brevi saggi su Pirandello (sul rapporto tra soggetto e maschera) e anche uno su Lacan e lo stadio dello specchio, dove si inizia a tematizzare il soggetto come costruzione dell’immaginario. Ottima la cucina locale, che tutti abbiamo apprezzato e consumato in abbondanza.

I Drammaturghi:

LUCIANO MODICA
Per quanto mi riguarda l’esperienza è stata certamente molto proficua e divertente. Ho molto apprezzato l’approccio al testo di Massimo, che non è mai stato didattico, ma viceversa teso a stimolare la riflessione da parte dell’intero gruppo. Personalmente ritengo mi sia stato molto utile al fine di comprendere alcune carenze drammaturgiche conseguenti ad “un’eccessiva” letterarietà del testo. Massimo, con esempi molto efficaci, mi ha chiarito come coniugare la letterarietà con la drammaturgia, senza mortificare la prima ma valorizzandola in un’ottica di messa in scena.

Benissimo anche l’accoglienza da parte dei simpaticissimi padroni di casa, Giorgia e Davide, della Piccola Compagnia della Magnolia. In ultimo, anche con il gruppo dei cinque selezionati credo si sia creata una buona intesa e un clima di solidale condivisione dei rispettivi lavori. Che dire…complimenti!

SOFIA BOLOGNINI
ODISSEAPUNTOZERO è approdata in residenza come una raccolta di appunti poco masticati. L’approccio dialogico al lavoro mi ha consentito di sviscerare nel profondo la vera natura di ciò che avevo intenzione di scrivere, o di ciò che avrei dovuto già scrivere se avessi avuto maggiore coraggio. ODISSEAPUNTOZERO nasce dunque proprio a Torino, o forse si rivela davvero per la prima volta ai miei occhi. Il lavoro per me inizia adesso. Il percorso è sempre pieno di rischi. Disciplina e attivismo: due attitudini inutili se la narrazione non attraversa lo stomaco prima di arrivare alla pagina bianca. Il primo appuntamento di residenza è stato per me proprio sentire il tonfo di qualcosa che finalmente mi precipitava nelle viscere.

GRETA CAPPELLETTI
Ho trovato Massimiliano Sgorbani di una sincerità disarmante. Il metodo di lavoro lo si è cercato di volta in volta. Non sono stati incontri frontali e formali sono stati un traffico di interrogativi e fragilità. Cibo e convivialità ottimi, a tratti pesantezza, a tratti sonnolenza. Deficit di concentrazione in agguato, meglio fare meno pause. E’ sempre delizioso tornare a Torino.

CAMILLA MATTIUZZO
L’esperienza ad Avigliana è stata decisamente interessante. Massimo ci ha dato l’opportunità e gli strumenti per andare a fondo sui nostri testi, ne ha colto le potenzialità e i rischi con una lucidità davvero acuta.

L’incontro con gli altri drammaturghi è stato altrettanto interessante. Si è creato da subito un affiatamento tale da farci dimenticare la competizione. Ognuno ha proposto suggerimenti e spunti utili per il lavoro degli altri.
Giorgia e Davide impeccabili.
Magnà e beve a volontà!

Report residenza presso l’Arboreto

MASSIMO SGORBANI
Nella seconda tappa del nostro lavoro abbiamo, ovviamente, continuato a sviluppare i testi seguendo quel che avevamo concordato alla fine del primo incontro. Prezioso è stato il contributo di Carolina Balucani, che ad Avignana non aveva potuto raggiungerci. Oltre che autrice di uno dei testi, Carolina è una (bravissima) attrice e si è prestata a leggere anche agli scritti dei suoi colleghi. Questo ci ha consentito di verificare l’efficacia di quanto, pur funzionando sulla carta, rivelava difetti o possibilità di perfezionamento una volta “messo in voce”. Quindi grazie a Carolina e alla sua disponibilità. Tutti i testi, in misure diverse, hanno fatto un percorso di evoluzione, alcuni nella precisazione della struttura drammaturgica, altri nell’individuazione di varianti narrative, altri ancora nell’affinamento del linguaggio teatrale. Epica e travagliata è stata la ricerca dell’agriturismo “Il Puledro”, ma di questo conto sia già riferito diffusamente.

 

I drammaturghi:

LUCIANO MODICA
La dimora dell’Arboreto è un posto magico e bellissimo. Personalmente, anche se mi sono trattenuto poco, sono stato benissimo. Il lavoro, grazie agli attenti rilievi di Massimo, si è rivelato molto proficuo e credo che pian piano il testo stia prendendo la sua forma definitiva e compiuta. Personalmente, ritengo che quest’esperienza sia stia rivelando utilissima, direi fondamentale, nel portare la mia scrittura dalla carta alla scena, dalla narrativa al teatro.

Grazie a Massimo, ai miei compagni di viaggio e a tutti voi di Ndn.

CAROLINA BALUCANI
Il secondo incontro con gli altri drammaturghi e con l’autore Massimo Sgorbani è servito a me e Matteo per confrontarci con Sgorbani su una ipotetica scaletta del testo.
Come dire, ad un certo punto del lavoro era  necessario cominciare a poter descrivere la storia che stiamo raccontando tramite una successione di frasi brevi ed attive corrispondenti alle situazioni sceniche su cui io e Matteo stiamo lavorando .
Con i consigli del tutor ci sentiamo più tranquilli, perché per il tipo di scrittura che pratichiamo il momento in cui dai frammenti di testo si passa alla elaborazione di una specie di contenitore che ne descriva la portata di senso, è fondamentale ed avviene quando il lavoro è già ad uno stadio avanzato.
Tradotto : scopriamo la storia a posteriori, non la inventiamo a priori.
Il lavoro  scenico è ora più chiaramente direzionato  più concreto più vicino all’essenza.
La residenza è stata piacevole, è stato interessante conoscere gli altri drammaturghi e l’Arboreto è veramente un luogo splendido. Invio sinceri complimenti all’organizzazione di Mondaino, non avevo mai visto una residenza per artisti tenuta con la medesima cura.

CAMILLA MATTIUZZO
La seconda residenza NdN all’Arboreto è stata utilissima. In primis la location è incredibile, un po’ difficile da raggiungere ma assolutamente da vedere. Il teatro è uno spazio moderno e funzionale, davvero molto molto bello, immerso nella natura fra sentieri e radure incontaminati. Il confronto con Massimo e gli altri partecipanti, come la volta precedente, è andato davvero molto bene e si è rivelato, ai fini del lavoro sul testo, molto importante, essendo giunti ormai ad una fase di lavoro avanzata.

Il desco è stato anche questa volta molto soddisfacente, presso la nota e irrinunciabile osteria “Il Puledro”.

GRETA CAPPELLETTI
La residenza all’Arboreto è stata magica,
un posto splendido davvero. Personalmente è stato un incontro che ha aggiunto molto al mio testo, il confronto con Massimo mi ha aperto gli occhi, che ormai stavano a mezz’asta, su un possibile rivolgimento finale. Buonissimo il cibo, come sempre.

 

SOFIA BOLOGNINI
Il percorso NdN mi sta regalando quello che un artista brama di più: un tempo lungo, un tempo comodo di gestazione creativa, in cui affondare le radici solide di una vera ricerca artistica. In nome di questo grande merito trovo ingiusta una consegna a metà percorso, annunciata peraltro in clamoroso ritardo. Naturalmente avrei potuto concludere o comunque dare corpo al mio lavoro in dieci giorni se lo avessi voluto. Ho deciso invece di rispettare i tempi del mio percorso creativo, di prendere sul serio le considerazioni molto interessanti che sono state fatte sul mio testo durante il nostro ultimo incontro, e darmi il tempo di capire quale strada intraprendere da qui a Gennaio.

L’Arboreto è stato per me una tappa decisiva. Grazie alle giornate trascorse in questo luogo meraviglioso ho chiara la struttura del mio lavoro. Devo soltanto sperimentare e decidere qual è la forma più adatta per concretizzarlo. Vivere a stretto contatto con i miei compagni e le mie compagne di ricerca è stato infinitamente arricchente. Li ringrazio tutti e tutte. Assieme a Sgorbani, il loro apporto di considerazioni sul mio testo è stato di fondamentale rilevanza artistica e umana.

 

RISPOSTA A SOFIA: Dato che NdN, per sua natura, da più importanza al processo che al risultato, è chiaro che tutti i testi rimangono accessibili agli organizzatori del progetto in qualsiasi momento.

Di certo, gli organizzatori si premurano di proteggere questi testi, in qualsiasi forma essi siano, e di non farli circolare se non all’interno del circuito.

 

Report residenza presso Ilinxarium

MASSIMO SGORBANI
Nell’ultima tappa del nostro lavoro abbiamo, ovviamente, cercato di portare a una definizione finale i testi dei drammaturghi, seguendo quel che ci era sembrata una linea di possibile sviluppo dei copioni presentati in partenza.

A mo’ di riflessione generale – e inevitabilmente un po’ generica – trovo interessante notare che tutti e cinque i testi propongano, con le dovute differenze, un’idea di soggetto (inteso come personaggio) incompiuto e che cerca di definirsi in rapporto con l’ordine del “simbolico” al quale gioco forza appartiene. In due dei testi, sempre al netto delle differenze, irrompe l’immaginario religioso – cattolico, nello specifico. In altri il confronto con un paradigma familiare, trasmesso da stereotipi svuotati di senso o da “imperativi” generazionali. Infine c’è anche una frustrata ricerca dell’epica del quotidiano come fuga dal reale verso un immaginario non più religioso ma “mitico”. La debolezza dei soggetti mi sembra una cifra comune, assunta dagli autori con consapevolezza e condotta verso esiti sicuramente stimolanti. Scrittura del presente, insomma, ben al di là della mera e facile esposizione di argomenti di “attualità”. Ringrazio i cinque drammaturghi.

I drammaturghi:

LUCIANO MODICA
L’ultima residenza è stata l’occasione per fare il punto su tutto il lavoro fatto durante questi mesi. L’accoglienza da parte di Nicolas e degli altri di Illinxarium è stata eccellente per cortesia e disponibilità. Personalmente sono molto soddisfatto dell’esperienza. Sono davvero contento di aver avuto l’opportunità di poter lavorare con Massimo, i suoi spunti e consigli sono stati fondamentali, ma anche di confrontarmi con gli altri drammaturghi selezionati. Credo che il percorso abbia fatto fare un bel salto in avanti al mio testo e di questo non posso che ringraziare NdN, Massimo Sgorbani e i miei simpaticissimi compagni di viaggio Camilla, Greta, Carolina, Sofia e Matteo.

CAROLINA BALUCANI
In questa ultima residenza era importante che l’attore/autore cominciasse a dare una idea di come trasformare e fare suo il testo riscrivendolo tramite improvvisazione.

Incontrando Massimo e lavorando un po’ sul testo in improvvisazione mi sono chiarita le idee su come fortificare l’azione di ricerca della madre che fa il figlio e che costituisce il suo desiderio. Da essa è ingenerato ogni conflitto e ogni lotta del nostro scritto. Non è  un dialogo con la madre ma un monologo e dunque un dialogo nascosto e necessario per ritrovare la madre ed educarla a soffrire.
Per il testo definitivo vanno chiariti a fondo gli scenari/le situazioni concrete in cui questa lotta avviene con fisiologiche aggiunte e correzioni del testo in modo da renderlo vivo sulla base delle improvvisazioni di scrittura scenica di Matteo e sulla base della fissazione delle  situazioni concrete su cui si muove l’azione di ricerca della madre.

GRETA CAPPELLETTI
L’ultima tappa è stata fondamentale per leggere le modifiche più sostanziali del mio testo. Penso si possa lavorare in maniera più costruttiva sull’incontro con i ragazzi di Campo Teatrale che sono stati molto disponibili, ma il tutto si è risolto in una chiacchierata sulla trama del testo in questione.

CAMILLA MATTIUZZO
La residenza a Inzago è stata una vera e propria resa dei conti finale. Abbiamo avuto la possibilità di fare il punto sui testi, di confrontarci e di darci le ultime indicazioni. Massimo, come sempre, ci ha dato consigli e ha sollevato questioni importanti per quanto riguarda la drammaturgia ma anche per quanto riguarda lo step successivo, ovvero la trasposizione scenica del testo. L’interazione con gli altri partecipanti anche questa volta è stata molto costruttiva e si è creato un legame tale da rendere gli incontri non solo un momento di lavoro ma anche un momento di piacere.